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L'amore e la Patria - incontro con Aldo Cazzullo

Added on by bubiknits.

 

Per una che in adolescenza non ha mai avuto uno slancio di amore per la boy band di turno (e sto parlando del periodo in cui spopolavano i Duran Duran, gli Spandau Ballet, i Cure e compagnia bella targata anni '80 -'90), ma giusto giusto qualche tiepido singulto per la sensualissima ed energica Madonna, dire di avere OGGI un mito può risultare un risveglio tardo adolescenziale.

Può essere. Fatto sta che oggi un mito ce l'ho. E dopo averlo ascoltato ed apprezzato dal vivo il mito è diventato Leggenda.

Nonostante abbia scelto la metafora musicale, non sto parlando di una pop star, ma di un giornalista e scrittore: Aldo Cazzullo.

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 I suoi editoriali ed articoli su Il Corriere della Sera sono sempre quelli che leggo per primi, li vado a cercare appena prendo in mano il giornale, così come gli articoli che scrive negli inserti. Amo la sua scrittura scorrevole e che va subito al punto, che sa raccontare.

Si, ce ne sono tanti di scrittori così, ma Aldo Cazzullo lo fa con poesia, una poesia che non è mai ridondante.

Domenica 24 maggio è tornato a Trieste, alla sala Ridotto del Teatro Verdi per presentare i suoi due libri "La guerra dei nostri nonni" e "Possa il mio sangue servire", proprio in un week end in cui ricorreva un anniversario importante, anzi il centenario, della storia irredentista del nostro Paese.

A presentarlo il primo cittadino Roberto Cosolini (e questo la dice lunga sulla personalità ed importanza dell'autore) e successivamente introdotto da uno storico, di cui, che non me ne voglia, ho perso il nome, ed infine ad accompagnarlo 3 bravi attori, non privi di pathos, che hanno recitato gli stralci dei due libri, nella prima parte tratti da "La guerra dei nostri nonni" e nella seconda da "Possa il mio sangue servire" mentre le immagini ricostruite di due guerre scorrevano sul palco a far da veicolo per gli occhi se le parole già da sole non bastassero a far sentire in colpa le ultime generazioni che hanno dimenticato il sacrificio dei nostri predecessori. 

E poi tra una lettura di una lettera dal fronte di guerra e l'altra, L'Autore, a parlare appassionato.

A parlare di quei nostri martiri senza gloria ma dal valore spirituale altissimo, dotati di un amore incondizionato per la Patria, per la moglie, i figli, il padre, la madre i fratelli e sorelle; il rispetto verso la famiglia ed il sacrificio che mai ma proprio mai era sentito come un boccone amaro, mai come un mal tolto al proprio essere, anzi, era vissuto come arricchimento, come lascito, come promessa per un futuro migliore da regalare a chi si amava. Questo mi ha trasmesso Cazzullo e lo ringrazio per i suoi libri, per le storie che non smette di raccontare, perché anche se la mia Italianità è allo stremo, anche se in questi anni mi sono sentita sempre più British Oriented, mi ha ridato quella speranza che forse, se ci mettiamo l'impegno necessario ed abbastanza fiducia, potremmo davvero cambiare un'Italia che non rispecchia più l'ideale di chi l'ha ricostruita, forse ora più che mai capisco chi ha scritto "Guardare indietro per guardare al futuro", non è un voler restare ancorati ad un mondo che non c'è più, è un voler invece riscoprire il sentimento di cui sembra ormai scevro il mondo intero.

Alla prossima presentazione di questi libri mi piacerebbe vedere più giovani e qualche scolaresca, sono rimasta sbalordita dal fatto che non si contasse nemmeno un under 30 tra i presenti e credo che la media fosse over 50. Spero ci fossero almeno un paio di professori di Storia ai quali consiglio di portare il verbo nelle aule.

Di premi Aldo Cazzullo ne ha vinti molti e rimando alle note biografiche di Wikipedia per scoprire quali e quanti e di che pregio, oltre alla bibliografia di questo mio amato autore.

Giusy