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Fare RETE davvero

Added on by bubiknits.

E’ da un po’ che penso di fare questo post. Perché ho un sassolino nella scarpa e vorrei toglierlo, ma certe volte sembra brutto togliere la scarpa per farlo uscire fuori, e così si finisce a soffrire in silenzio. Poi un dato momento ti dici che ti senti più cretina a soffrire in silenzio che superare l’imbarazzo di togliere la scarpa in pubblico. E che sarà mai? Vogliamo finirla una buona volta con il politically correct e dire le cose come stanno? Forse per me è arrivato questo momento. Quindi abbi pazienza e beccati questa mia filippica su cosa significa per me fare rete davvero.

Premesso che non ho una laurea in Business strategies e nemmeno in Marketing, anzi non ho proprio uno straccio di laurea, ma se ho imparato due cose due di tutte le mie frequentazioni esterofile che hanno un micro business che funziona è proprio il fatto che loro sanno fare rete.

Qui ci si prova. Ma posso dirlo? Si trascende sempre nello snobismo.

Nel corso degli anni mi è capitato di fare parte di alcune community italiane di handmaders e micro business owners il cui scopo, almeno a parole, era quello di fare team e rete e sponsorizzarsi a vicenda, di scambiarsi suggerimenti e competenze nelle varie materie che potessero aiutare il proprio business, in modo da accrescere non solo competenze, ma anche il proprio bacino di utenza.
Quello a cui ho spesso assistito invece è stato il solito palese snobismo insito nell’Italian's modus operandi. Ovvero. Se non sei abbastanza “figo” e non sei già “famoso” all’interno della community non ci penso nemmeno a farti io da apripista. E finisce sempre che, nella rete delle reti, siano sempre quei tre o quattro nomi a girare su tutte le bacheche, su tutti i social e su tutte le riviste. Perché entra in gioco quell'odiosissimo e bieco pensiero nostrano che se tu pimpi un nome di per sè già noto, di riflesso ti becchi anche tu la tua fetta di notorietà. Cosa in realtà falsa. In quanto non fai altro che accrescere il bacino di chi famoso lo è già, contribuendo soltanto a potenziare la sua clack.
Nella mia esperienza ho visto invece micro business decollare grazie ad un modo di fare rete sincero e schietto. Dove tutte le persone coinvolte davano una mano anche all'ultimo arrivato, e questa è la mia idea di fare rete, dal business alla vita di tutti i giorni. Ti serve una mano? Tieni prendila, io te la sto offrendo, e spero che tu sarai li a stringerla ed a contraccambiare spassionatamente. Vogliamo fare rete seriamente? Allora questa è la mia idea: Aiuta la tua community a crescere, e la community aiuterà te, ma prima spogliati dei pregiudizi ed agisci nell'interesse dell'altro prima che del tuo.

Ho disegnato questa infografica a mano pensando proprio a questa cosa. Come nell'esempio qui sopra, può capitare che la mia amica Carla, che fa gioielli in swarowski e perle con vetro di bohemia metta la foto di una sua creazione su Facebook con il link di rimando al suo negozio Etsy appena aperto. So che vorrebbe cominciare a venderne qualcuna ed in effetti con la scelta di aprire un negozio online ci sta già provando. Il problema è che quel messaggio su Facebook, se non viene raccolto nemmeno dai suoi amici rischia di rimanere una goccia in mezzo al mare. Poniamo pure il caso che a te non piacciano le cose che Carla crea, anche sforzandoti non incontrano proprio il tuo gusto. Però se ci pensi bene, Carla fa la stessa cosa che stai cercando di fare tu con il tuo micro business: Cerca di farsi conoscere ed ha lanciato un sassolino in mezzo al mare. Tu sei il primo cerchio e da uno sappiamo che possono nascerne tanti. Magari quindi le cose che fa Carla non sono di tuo gradimento, ma magari tra le tue amicizie c'è qualcuno a cui i gioielli di Carla piacerebbero un sacco, tanto da comprarli oppure raccomandarli ad altri. Ed ecco che Carla pian piano, con il passa parola e di bacheca in bacheca può avviare il suo micro business. E poi appunto chiediti se a te non farebbe piacere vedere pubblicate sulle bacheche dei tuoi amici le cose che fai con tanto amore e dedizione, e vorresti vedere ogni tanto anche le tue di creazioni in giro per le bacheche dei tuoi amici e non solo quelle quattro stellate della rete delle reti. Ci proviamo? Vogliamo creare una rete che funzioni davvero e che non sia popolata da snob e dispensa moine? Lancio questa sfida su Instangram, Facebook e Twitter con il tag #fareretedavvero e #ilmiomicrobusiness. Farò in modo di seguirti e "pimparti" anche sulla pagina Facebook dedicata e mi aspetto che tu faccia lo stesso con quelli che useranno lo stesso tag, ho creato allo scopo anche un gruppo chiuso sul quale creare la nostra community. Per micro business intendo tutto ciò che spazia dall'handmade, all'artigianato, all'arte ed alla cultura, quindi se dipingi o vuoi scrivere libri e romanzi per me va bene comunque, l'importante è che tu abbia intenzione di fare parte della rete attivamente, di attingere ma anche dare, indistintamente senza ipocrisia. That's all e spero che questo seme faccia crescere presto un albero con milioni di foglie rivolte verso l'alto... e sempre più su.

Partiamo?


LIBRI: AMICI CHE NON TRADISCONO MAI

Added on by bubiknits.
Quelli che mi lasciano proprio senza fiato sono i libri che quando li hai finiti di leggere vorresti che l’autore fosse un tuo amico per la pelle e poterlo chiamare al telefono tutte le volte che ti gira.
— J. D. Salinger
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Negli ultimi anni lo ammetto, ho letto davvero poco. Quella della lettura è stata una sanissima abitudine, peraltro di famiglia, cominciata fin dall’infanzia. I miei primi libri li ho ricevuti in regalo da mio padre il giorno del mio settimo compleanno. Tre bellissimi volumi rilegati ed illustrati: Pinocchio, Anna dai capelli rossi e Remì. Seguirono altri e tra tutti ricordo con molta nostalgia il libro delle avventure marachellesche di Giamburrasca ed Il Libro Cuore.

Oggi come oggi l’età di sette anni potrebbe sembrare tardi per iniziare ad appassionarsi ai libri, basti pensare che a mio figlio ho regalato i suoi primi libretti dal compimento di un anno di età; a quasi sei anni ha già una nutrita libreria dove non mancano la scienza, la geografia e storia naturale, oltre alle favole di Sepùlveda, i grandi illustrati classici, come i racconti di Betrix Potter, ed un po' più moderni come quelli di Nicoletta Costa. Non stupisce quindi che mio figlio, come molti altri bimbi della sua età, sappia già leggere le parole corte, e scriverne alcune già da molto prima che inizi la scuola primaria, che ormai è alle porte.
Ma io ero figlia dei primi anni ’70 e quindi eravamo in piena crisi economica, e ricordo quanto lavoro duro e quanti sacrifici hanno fatto i miei genitori per non farmi mai mancare nulla, quei libri per me erano un vero tesoro. E più delle bambole i libri sono diventati i miei amici di sempre.

Da allora comunque ho sempre letto. Durante la pre-adolescenza mi sono appassionata ai libri game e ne ho letti davvero moltissimi; ho avuto la fortuna di essere approdata a Trieste all'età di 10 anni, dove l'arte e la cultura sono una priorità cittadina, musei, rigattieri e librerie fanno parte del tessuto di questo territorio così come i caffè storici. Chiara, una mia compagna di classe delle medie e vicina di casa, mi introdusse alla collana "Il Giallo dei Ragazzi" -  li trovavo in una libreria antiquaria nella zona di città vecchia, da MISAN a soli 500 lire l'uno, e mi appassionai enormemente a tutta la serie degli Hardy Boys, I tre investigatori, oltre a quella di Nancy Drew; penso di averne collezionati almeno un centinaio, la mia paghetta settimanale allora se ne andava in libri e qualche rivista come Dolly e Cioè.  Più tardi ho avuto anche un momento di lettura dedicata ai romanzi rosa, Harmony la faceva da padrona con tutte le varie declinazioni, e per me che da bimbetta sfogliavo i fotoromanzi di mia nonna, come Sogno, Lancio e Grand Hotel, era un po' come tornare a quelle grandi ed appassionate storie d'amore ma senza le figure.

Inoltre ho avuto la fortuna di abitare a pochi passi dalla Biblioteca Civica Attilio Hortis, dove ho passato gran parte della mia adolescenza, quando questa era ancora ospitata al primo e secondo piano nel palazzo museale dell'omonima piazza. E li ho cominciato a leggere libri più interessanti e sempre meno da "bambinetta". Credo che il primo libro che presi in prestito fu "Il Diario di Anna Frank" e poi seguirono vari classici, tra cui Agatha Christie, Virginia Woolf, Alcott, Carrol, l'adorato E. M. Forster, Cassola, Pirandello, Sciascia, Bukowski e poi i romanzi di Patterson, Grisham, Banana Yoshimoto, Culicchia, Sandro Veronesi solo per dirne alcuni.

Dei libri mi è sempre piaciuto tutto. L'odore, il fruscio che producono girando le pagine che "suonano" diversamente a seconda del tipo di carta con cui è stato fatto.

Ho letto incessantemente fino all'età di circa 27 anni. Poi il graduale ingresso nel mondo del lavoro,  l'abbandono della casa genitoriale, le nuove tecnologie, i vari grattacapi che in genere segnano il passo della vita da "adulta" mi ha fatto mettere da parte i libri. Anche se in tutti questi anni ho continuato a comprarne qualcuno di tanto in tanto, magari non più romanzi, ma piuttosto volumi tecnici o saggistica. Infatti dopo i 30 anni ho cominciato a voler saperne di più sui temi crudi e "veritieri", ed è stato il tempo delle biografie da Maria Callas, Audrey Hepburn a Jenna Jameson, dei "Giri di Giostra" insieme a Terzani e questioni di Leadership conGiuliani.

Da quando è nato mio figlio però ho praticamente chiuso i libri, ne ho comprati ancora molti, su come fare la mamma, su come fare le pappe, di cucina e tantissimi manuali tecnici, ma poi non ho mai avuto il tempo nemmeno di sfogliarli.

Da un anno e mezzo invece ho ripreso seriamente a leggere. Mio figlio è più grande ora e quindi mi impegna "fisicamente" meno, la sera quindi sono più propensa alla lettura. E poi grazie al Kindle colleziono testi come si fa con le figurine. Attualmente sono più orientata all'introspezione ed alla conoscenza del Sé, chi mi segue su Instagram sa che sto leggendo un libro favoloso di Clarissa Pinkola Estés - Donne che corrono coi Lupi - sono ad un quinto del libro ed ho già ritrovato me stessa in ogni singola pagina. Ho riletto con piacere il libro di Susannah Conway di recente - This I Know - seguito da - Tutto Ciò che conta - di Oprah Winfrey, che hanno aperto le porte ad una me tutta nuova. Più calma, meno esigente con se stessa e un po' meno con gli altri, più fatalista e con meno (dico meno, non ancora priva) di paure.

La ricerca continua, i libri, come i quotidiani, non finiscono mai, uno è diverso dall'altro e possono arricchire, incuriosire, migliorare divertire, entusiasmare, amareggiare, istruire, far pensare e molto altro... E trovo davvero triste che in molti individui questa curiosità verso i libri non esista.

Si può essere colti sia avendo letto dieci libri che dieci volte lo stesso libro. Dovrebbero preoccuparsi solo coloro che di libri non ne leggono mai.
— Umberto Eco

Alla fine ho contato più o meno un centinaio di libri acquistati in questo ultimo risveglio. Acquistati, ma non tutti letti ovviamente. Ma sono li, che aspettano ed è probabile che la lista sia destinata ad allungarsi. Metto qui di seguito i prossimi 10 libri che stanno attendendo di essere letti sul comodino:

  • Eat, Pray, Love - Elizabeth Gilbert (in lingua originale);
  • Raya Yoga - il manuale completo di Yoga e Meditazione;
  • Il pranzo di Mosè - Simonetta Agnello Hornby;
  • La Ferocia - Nicola Lagioia (ultimo vincitore del Premio Strega- ed. 2015);
  • The Miracle of Morning Pages - Julia Cameron (in lingua originale);
  • La Via dell'Artista - Julia Cameron;
  • Little Women - Alcott (in lingua originale);
  • Alice in Wonderland - Carrol (in lingua originale);
  • Tra un atto e l'altro - Virginia Woolf;
  • Una stanza tutta per se - Virginia Woolf

Non è molto strano se poi... ad un certo punto riprenda anche la voglia di scrivere.

uno stralcio di un mio scritto è contenuto in questo volumetto edito da Einaudi Tascabili Stile Libero del 1998 - che per me ha significato molto, in quanto era il primo racconto che viaggiava verso una casa editrice -

uno stralcio di un mio scritto è contenuto in questo volumetto edito da Einaudi Tascabili Stile Libero del 1998 - che per me ha significato molto, in quanto era il primo racconto che viaggiava verso una casa editrice -


La dura vita del Trendsetter

Added on by bubiknits.

In tutti questi anni da Blogger una cosa mi ha sempre affascinata ed ancora oggi mi diverte ed appassiona e meraviglia.

Ho sempre avuto una certa curiosità per i trend che arrivano da oltre oceano, solitamente entro io stessa nel mood British ed Americano nel momento stesso in cui le cose accadono, forse perché navigo molto spesso in siti esteri e quindi capita che io stessa assorba un certo modo di sentire e di volere, tanto che a dirla tutta con sincerità, a volte mi senta un pesce fuor d’acqua nel mio paese perché qui le “Mode” arrivano con qualche anno di ritardo.

Ed insieme a me tutto il “popolo” dell’handmade figlio dell’Etsy della prima ora; non mi stupirebbe affatto che se anche tu sei una di quelle persone che bazzica spesso sulle piattaforme come Etsy, Dawanda e BigCartel ti riconosca, vero?

Ricordo quando ho cominciato a portare addosso il colore giallo ocra…. una marziana, 2 anni dopo in tutti i negozi il colore ocra era diventato un must.

Quando ho chiesto delle camicette con il collo alla peter pan… che??? una stagione dopo non trovavi più una camicia col collo normale.

Insomma… e così dicasi per gli hobby, per le tendenze craft, per l’arredamento ed il design.

E sono sicura che hai notato anche tu un ritorno alla moda ed al design degli anni ’50 nell’ultimo biennio. Complice sicuramente i telefilm come “Mad Man” e sono anni per altro che la SMEG ci propone le linee bombate ed i colori pastello per i frigoriferiMAI PIU’ SENZA al quale si è aggiunta tutta la linea di tostapane, sbattitore, spremiagrumi etc. etc. E poi c’è un ritorno alle cose più lente… al godersi la vita, una voglia di positività che mancava da parecchi anni... insomma gli anni ’50 hanno fatto sognare un po’ tutti, il boom economico, la ripresa del dopo guerra, le propagande di Hollywood… ed il sentimento del “tutto può accadere, basta volerlo” che diciamolo pure aiuta anche ai giorni nostri come spinta ad uscire dalla Crisi Economica (e non solo) che stiamo vivendo da diversi anni a questa parte.

Tornando a poco più di mezzo secolo fa, le donne sono state le vere protagoniste, si sono rimboccate le maniche e non erano più soltanto le tenutarie di forme tondeggianti che richiamavano il benessere,  era tutto un fiorire di eleganti e procaci segretarie sorridenti ed emancipate, gli uffici pullulavano di beltà astute, scaltre e competenti pronte a rivendicare il loro posto nel mondo che fino ad allora era stato soltanto "maschio".

Ed è proprio di quegli anni l’oggetto del desiderio che in questi giorni affolla la mia mente, e che probabilmente affollerà anche la vostra tra qualche anno o mese, come oggi sta accadendo per la bicicletta, (per le strade del Nord Europa questa cosa è successa 3 anni fa), che però a me non ha preso, dal momento che sono troooppo pigra… (e considerando che Trieste è una città di salite e discese e quindi… “Trieste non xe per Bici” (leggi: Trieste non è adatta per i giri in bicicletta).

Insomma, succede che, grazie anche alla tendenza generale per le cose lente, per la qualità di vita più conscia e meno esasperata che sta per fortuna riaffiorando in superfice, mi sono re-innamorata della macchina da scrivere.

In particolare mi sono innamorata della Olivetti Lettera 22 – disegnata da Marcello Nizzoli e che vanta di essere conservata anche al MOMA come esempio di design innovativo, ma non schifo nemmeno la sorella Lettera 32 che ha i medesimi natali e qualche miglioria rispetto alla sorella del 1956, .

La Olivetti in quegli anni era davvero un’azienda all’avanguardia ed io probabilmente sto diventando sapiente, te ne accorgi nel momento in cui rivedi in te gli atteggiamenti che rendevano tua nonna “nonna”… (Quant’era bello Raf Vallone! e vedere insieme a lei uno dei suoi film preferiti “L’uomo Lupo” del 41 con Bela Lugosi, tutto in bianco e nero che a te non faceva paura, ma che a lei la faceva tremare per tutte le superstizioni o direi oggi la sapienza che si portava dietro).

Ed infatti è proprio oggi che riesco ad apprezzare la mia vecchia macchina da scrivere con la quale ho scritto tante lettere, ho fatto tanti esercizi di scuola e scritto alcune belle poesie che mi trovo ad apprezzare ancora oggi nonostante allora fossi poco più che quindicenne.

La mia mission per questa settimana è andare in cantina a casa dei miei e tirare fuori i vecchi quaderni pieni di scritti e ripristinare la mia vecchia macchina da scrivere.